Intervista

Antonetti: 'Banca Tercas, e' l'ora di combattere'

Antonetti: 'Banca Tercas, e' l'ora di combattere'
"Combattere" è la parola chiave del vocabolario in questi giorni. Carlo Antonetti, presidente della Tercas, la pronuncia con frequenza ossessiva. Un po' per esorcizzare le paure di questo sprint - salvezza e un po' (anzi, parecchio) per mandare un messaggio inequivocabile a squadra e ambiente. Mancano otto partite alla fine. Otto battaglie. Domenica la prima, in casa, contro l'Air Avellino. Ovviamente, da vincere.### «E' una stagione tribolata, sin dall'inizio - dice il presidente senza ombra di scoramento - Siamo partiti con sette sconfitte consecutive, un fardello che ha pesato moltissimo, soprattutto sul piano nervoso. In pratica, il campionato era appena iniziato e noi eravamo già con l'acqua alla gola, costretti a non sbagliare. Il dispendio di energie nervose è stato enorme. Ma siamo ancora qui, siamo vivi, e con le carte in regola per centrare la salvezza». La squadra, sia pure tra mille problemi di carattere fisico e con qualche evidente deficit di atletismo, ha mostrato una crescita comunque evidente. Ma in questi ultimi due mesi serve qualcosa in più. Un qualcosa che si chiama rabbia, forza nervosa, voglia di vincere. «Sotto la gestione Ramagli -continua Antonetti - senza considerare le due gare contro i mostri di Siena, abbiamo avuto uno score di 6 gare vinte e 14 perse. Numeri da salvezza. Dunque le possibilità ci sono. Certo, nessuno di noi era preparato a vivere una stagione così. Né l'ambiente, né la società. Non eravamo abituati a soffrire così tanto. Ma tutti stanno dimostrando la forza di credere nell'obiettivo finale. Questo mi rende ragionevolmente ottimista». Qualche errore di certo c'è stato nella costruzione della squadra: «Non c'è dubbio. Ma non è questo il momento di parlarne. Voltarsi indietro oggi non serve a niente. Oggi dobbiamo pensare a quello che possiamo fare per salvarci. Non solo non sarebbe utile, ma lo ritengo dannoso. Dobbiamo pensare positivo. Dimenticare di giocarsi la sopravvivenza, e affrontare queste 8 battaglie come se fossero sfide di playoff. Con spirito positivo». "Combattere" dunque, è la parola d'ordine. L'altra, manco a dirlo, è "squadra: «Il nostro cammino sotto la gestione Ramagli ha detto che non riusciamo a competere con le primissime della classe, ma abbiamo i mezzi per giocarcela e vincere contro quasi tutte le formazioni della metà bassa della classifica. Una fascia peraltro molto ampia. Questa è teoria. Perché poi tutto trovi conferma in campo, c'è un solo modo: lavorare di squadra. Se vogliamo salvare la pelle, ognuno di noi, tifosi, giocatori, presidente, dirigenti, devono fare qualcosa in più. E bisogna che chi va in capo, anche per pochi minuti, riesca a dare il meglio di se stesso. Da qui alla fine c'è bisogno di tutti. Anche tre minuti di difesa forte, una palla recuperata con uno scatto in più, possono decidere il nostro destino. Questo vuol dire combattere».
P.P.M.
Fonte: Il Messaggero
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