Intervista

Poeta: 'Pronto a tornare, e' l'ora di vincere'

Poeta: 'Pronto a tornare, e' l'ora di vincere'

Sono Giuseppe Poeta, ho 28 anni, gioco a basket (ormai da un bel po'), amo questo sport alla follia, sono un playmaker e ho tanta voglia di tornare in campo''. Fosse racchiuso in un post, il biglietto da visita di Giuseppe Poeta sarebbe questo, quello di un giocatore, uno dei migliori interpreti del ruolo in Italia, che ha passato gli ultimi due mesi e mezzo ad allenarsi senza scendere sul parquet. Legato alla Virtus Bologna da un contratto troppo oneroso per il nuovo corso societario delle Vu nere, Poeta solo negli ultimi giorni ha trovato l'accordo per transare il biennale ancora in essere e mettersi ufficialmente sul mercato. Per andare dove? ''Non lo so ancora, una settimana-dieci giorni e prenderò una decisione. Mi sto guardando attorno, le offerte non mancano e mi fa piacere perché vuol dire che qualcosa di buono ho fatto''. Italia o estero? ''Ho ricevuto una proposta importante da Caserta. Un club storico, dove la società sta lavorando bene. Vediamo come va, ma anche un'esperienza all'estero non mi dispiacerebbe. Non avrei problemi a fare il cambio del play titolare in una grande squadra. Se c'è una cosa che mi pesa un po', a 28 anni, è non aver ancora vinto nulla. Mi piacerebbe giocare in una squadra ambiziosa, che voglia provare a conquistare qualcosa, che sia la coppa Italia o lo scudetto''. Più di due mesi senza assaggiare il clima partita. Come li hai vissuti? ''Mi sono sempre allenato con la Virtus, ovviamente mi manca il ritmo gara ma fisicamente sono pronto. Ho sofferto un po' la domenica, giorno di partita, ma sapevo che la situazione era in via di soluzione. Per fortuna sono stati solo due mesi''. 21 settembre 2013, l'Italia perde con la Serbia e chiude il suo Europeo. Poeta gioca la sua ultima partita, torna a Bologna e trova un muro. Dopo tre anni il matrimonio con la Virtus è finito. Perché? ''Tre anni molto belli, con qualche difficoltà nell'ultima stagione. Non facevo parte del nuovo progetto, economicamente non rientravo nei nuovi parametri della società. La trattativa è stata un po' lunga avendo ancora un contratto biennale, ci siamo venuti incontro e alla fine ci siamo lasciati bene. Bologna è una città meravigliosa, che adora il basket. Ho comprato anche casa''. Di Bologna sei stato anche capitano. ''Ed è stato un onore perché la Virtus è uno dei quattro top club italiani. Mi ritengo un ragazzo strafortunato, partito dalla C2 a Salerno e arrivato a giocare play titolare in serie A''. Se dico Veroli cosa ti viene in mente? ''La partita dei 51 punti in B1 contro Forlì. Indimenticabile. Mi sono fatto conoscere, hanno parlato di me. A volte essere bravi non basta per emergere. Bisogna essere al posto giusto al momento giusto''. Con Teramo nel 2006 arriva la serie A. ''Inizio come cambio del play americano, la stagione successiva sono titolare. Quattro anni stupendi, un terzo posto in stagione regolare, i play off, la partecipazione all'Eurocup. E poi il premio Riverberi come miglior giocatore italiano. A Teramo sono diventato un giocatore vero''. Con la A si aprono anche le porte della nazionale. ''Sono sei anni che faccio parte del gruppo azzurro, vestire la maglia della nazionale è un motivo di orgoglio. La scorsa estate abbiamo giocato un grande Europeo, peccato sia mancata la ciliegina sulla torta. Meritiamo la wild card per i mondiali. In nazionale si è creato un bel gruppo, di amici, con Gigi (Datome, ndr) abbiamo fatto diverse vacanze''. Perché i giocatori italiani faticano a trovare spazio in serie A? ''Le regole non c'entrano nulla, dobbiamo essere noi, parlo di società e allenatori, ad avere più spirito patriottico. Capisco che un club se deve spendere 30 mila euro per un giocatore si rivolge al mercato americano, la scelta è ovviamente più ampia, si trovano giocatori più esperti. Però se si ragiona sempre in questo modo, l'italiano di 20-22 anni non emergerà mai. E in Italia, lo abbiamo visto in estate con l'oro europeo dell'under 20, ci sono ottimi giocatori. Cercano solo una possibilità''.


Nicola Apicella


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