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5 domande a...Luca Campogrande: “Trieste mi ha voluto e aspettato, ora scalpito'

Dopo l'operazione al tendine d’Achille del piede destro è tornato in campo contro Brescia: 14 punti senza errori dal campo

5 domande a...Luca Campogrande: “Trieste mi ha voluto e aspettato, ora scalpito'

Di Filippo Stasi

 

In estate hai dovuto sottoporti a un’operazione al tendine d’Achille del piede destro e sei tornato in campo solo la scorsa domenica, con un eccellente debutto all’Allianz Dome contro Brescia: 14 punti senza errori dal campo, 2 recuperi e il miglior plus/minus della partita, +14. Si direbbe che hai recuperato al 100%. Ce lo puoi confermare?

Sono molto contento di essere tornato in campo cinque mesi dopo l’ultima partita, ma rimango coi piedi per terra perché ho sostenuto appena una settimana di allenamento coi compagni e la miglior condizione fisica va ancora ritrovata. Domenica contro Brescia non avevo infatti molti minuti nelle gambe, ma nei momenti nei quali sono stato chiamato in causa dal coach ho dato tutto quello che avevo in corpo. Sono felice di aver contribuito al successo della squadra, è stato speciale vincere in casa, davanti al pubblico dell’Allianz Dome. Il supporto dei tifosi amplifica tutte quelle emozioni che, di per sé, il basket è in grado di sprigionare. 

 

Hai cambiato quattro squadre (Avellino, Brindisi, Roma e Venezia) nelle ultime tre stagioni. Quest’estate hai scelto Trieste. Come ti stai trovando e cosa ti ha convinto del progetto tecnico/societario dell’Allianz? Sicuramente la proposta di Trieste mi ha onorato e fatto sentire importante. Qui ho la possibilità di guadagnarmi più minuti rispetto, per esempio, all’ultima stagione trascorsa a Venezia; la Reyer può contare su un roster più profondo che, non per caso, lotta per vincere lo scudetto. Trieste ha deciso di puntare con decisione su di me nonostante mi sia dovuto sottoporre a un’operazione in piena estate; la società ha avuto pazienza nel sostenermi durante il percorso di recupero dall’infortunio e questo non è affatto scontato che avvenga. Voglio dunque ripagare la fiducia che il presidente, l’allenatore e tutto l’ambiente ha riposto in me dando sempre il massimo in campo.

 

Sei stato allenato da Frank Vitucci e Walter De Raffaele, due tra gli allenatori italiani che più si sono distinti per risultati e premi negli ultimi anni.

Per me è stato un piacere enorme essere stato allenato da due grandi professionisti come loro. Frank Vitucci è un allenatore capace di infondere grande fiducia e coraggio ai suoi giocatori, prerogative fondamentali per il tipo di pallacanestro che Brindisi ama mettere in campo. Venezia è invece una squadra di sistema, ci sono diverse regole da rispettare nell’esecuzione dei giochi perché, per l’organico che ha la Reyer, quel modo di giocare a pallacanestro è estremamente efficace e funzionale. Non è stato immediato inserirsi in un contesto, complesso di primo acchito, che però a lungo termine porta ad alzare trofei, se si lavora con sinergia. Proprio come i giocatori, anche gli allenatori hanno le loro peculiarità e a livello personale entrambe le esperienze, per quanto diverse, mi hanno arricchito davvero tanto.

 

Adrian Banks. Hai avuto l’occasione di giocarci assieme a Brindisi e di ritrovarlo quest’anno a Trieste. In cosa è speciale Adrian come compagno di squadra, come leader?

Adrian è prima di tutto un grande amico, entrambi vogliamo il bene dell’altro ed essere nuovamente compagni di squadra è fantastico. Già a Brindisi mi dava sempre consigli e lo fa tuttora, ci confrontiamo spesso sulle situazioni di gioco da aggiustare per spaziature e tempismo. Adrian è per noi un mentore, non solo un leader. È un riferimento costante non solo sul piano tecnico, ma anche umano. Mentalmente poi ha raggiunto una capacità di controllo di sé stesso e dei compagni intorno a lui, tipica solo dei giocatori che hanno maturato grandissima esperienza in campo e, di conseguenza, riescono a leggere in anticipo come si comporterà la difesa. In campo poi è un fuoriclasse, una delle guardie più forti che si siano viste in Italia negli ultimi dieci anni, ma questo è sotto gli occhi di tutti.

 

Come detto in apertura, un ottimo inizio di stagione 2021/22 per Trieste e per te personalmente. Fin dove può arrivare l’Allianz secondo Luca Campogrande e che tipo di giocatore vuoi diventare a Trieste?

La strada per arrivare a raggiungere i nostri obiettivi è ancora lunga, sebbene la squadra disponga di tutti i mezzi per disputare un bel campionato. Avendo messo solo una manciata di allenamenti in gruppo nelle gambe, devo ancora conoscere al meglio tutti i compagni e assimilare i concetti cardine che coach Ciani vuole trasferire alla squadra, per cui non mi voglio sbilanciare. Ma stiamo lavorando bene, in sintonia. Se ci sono giocatori che ho preso come modello? La scorsa stagione ho condiviso lo spogliatoio - tra gli altri - con due amici, prima ancora che campioni, come Michael Bramos e Stefano Tonut. Condividere parquet e spogliatoio con atleti di questo spessore, capaci di innalzare costantemente il livello del loro gioco, mi ha spronato a seguire il loro esempio e ad allenarmi duramente per diventare un giocatore più pronto, completo e pericoloso. Mi sento tuttora di frequente con Stefano e Mike; conoscere il loro trascorso mi ricorda che nello sport non ci si deve mai sentire ‘arrivati’. Sicuramente ho molto da apprendere anche da veterani e bandiere dell’Allianz Trieste come Cavaliero e Fernandez. Non vedo l’ora, infatti, di mettermi in gioco quotidianamente assieme ai miei nuovi compagni.

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