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Ben Bentil, dal Ghana a Milano: “In Africa a 15 anni sei un uomo e devi fare la tua parte. All’Olimpia sono in una squadra incredibile”

Il lungo dell’A|X Armani Exchange si racconta su “La Repubblica - Milano”

Ben Bentil, dal Ghana a Milano: “In Africa a 15 anni sei un uomo e devi fare la tua parte. All’Olimpia sono in una squadra incredibile”

È uno dei fattori della A|X Armani Exchange Milano di questa stagione, nonostante sia stato arruolato a stagione in corsa. Ben Bentil racconta la sua storia a Luca Chiabotti su “La Repubblica - Milano”, partendo dall’infanzia trascorsa in Ghana fino a quando aveva 15 anni: “Sono cresciuto giocando a calcio, in attacco, e mi piace farlo ancora durante l’estate. Gestire un pallone con i piedi in spazi limitati, ha migliorato la mia rapidità e mobilità anche nel basket”.

Poi c’è stato il suo trasferimento negli Stati Uniti: “In Africa a quell’età sei un uomo e devi fare la tua parte. Non è stato facile, sono un mama’s boy, mi manca anche adesso… È lei il mio segreto per essere arrivato fino a qui: ho visto mia madre soffrire e lavorare senza tregua per mettere ogni giorno del cibo in tavola per me e i miei fratelli, sono andato negli Stati Uniti per cogliere l’occasione di regalare una vita migliore a me e a tutta la mia famiglia. La soluzione è semplice: se trovi un lavoro da fare, completalo. Non importa se non ti senti sempre a tuo agio, finiscilo senza troppe storie nel modo migliore possibile”.

Successivamente Bentil ha raccontato del suo ambientamento a Milano e di come Dinos Mitoglou (suo compagno anche al Panathinaikos) sia stato galeotto nel convincere Messina a puntare su di lui. Un’arma che lo sta facendo eccellere è il tiro da tre punti, convertito con il 41.5% tra Serie A ed Eurolega: “Se hai più armi tra le quali scegliere, è più difficile marcarti. Poter sfruttare due dimensioni, in aria e oltre la linea dei tre punti, mi dà la possibilità di aiutare l’Armani a vincere in modi differenti. Sono in una squadra incredibile, avere compagni così forti ed esperti, che mi hanno accolto dal primo giorno come uno del gruppo mostrando fiducia in me e dandomi sostegno consigli, sarà fondamentale per la mia carriera. Da quando sono in Europa, ho sempre sperato di venire a Milano e, adesso che sono qui, spero di esserci a lungo”.

Infine, la sua vita extra-basket: “Normalmente sto molto in casa, amo i videogiochi, guardo partite per studiare il basket, parlo ogni giorno con la mia famiglia. Austin (Tilghman, suo amico fraterno e collega alla OraSì Ravenna, ndr) viene spesso a Milano, in A2 giocano solo una volta la settimana, ed è una fortuna che sia solo a due ore di treno da qua, così possiamo passare molto tempo assieme. Andrò a San Siro: da ragazzino giocavo molto a Fifa ed era uno dei miei stadi preferiti, non vedo l’ora di vederlo di persona. Però faccio il tifo per il Manchester United”.

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