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Un guerriero per la Happy Casa Brindisi: la storia di Jason Burnell

Un guerriero per la Happy Casa Brindisi: la storia di Jason Burnell

Burn-(h)ell: dal cognome un gioco di parole che rivela chiaramente il DNA di Jason, nuovo acquisto della Happy Casa Brindisi. Tenacia, voglia di lottare, cuore, determinazione. Un tuttofare, uomo squadra.

“La difesa è qualcosa che prendo molto sul serio e personale. Sono un difensore fisico duro. Non ti permetterò mai di ottenere qualcosa di facile, cerco sempre di essere in grado di aiutare i miei compagni di squadra”.

Jason è figlio d’arte, di Frank Burnell, una leggenda di Stetson Hatters introdotto nella Hall of Fame della scuola nel 1992 e scelto al numero 63 del draft NBA 1983 dai Seattle Supersonics. Dopo la carriera da giocatore divenne capo allenatore al Daytona State College per sette stagioni seguite da altre sette stagioni alla guida dell’Edward Waters College.

Nato e cresciuto con il basket nel DNA, la pallacanestro non poteva che essere l’ambizione di vita seguendo le orme del padre. Jason frequenta inizialmente la Deland High School, dove registra una media di 22 punti e 10 rimbalzi a partita, poi decide di trasferirsi alla Providence High School di Jacksonville, in Florida, per essere vicino a suo padre che a quel tempo allenava l’Edward Waters College. Durante la permanenza a Providence, aiuta la squadra a vincere il campionato statale segnando 26 punti nella decisiva partita finale, MVP del torneo a 16,1 punti e 8,5 rimbalzi come senior.

Il primo vero anno di transizione lo vive alla Georgia Southern University, un momento difficile della sua carriera in cui riesce a trarre preziosi insegnamenti per il futuro.

“Avevo 17 anni – spiega l’atleta americano – il mio corpo stava ancora maturando e avevo molto da imparare come matricola. Il mio allenatore non pensava fossi molto bravo e me lo dimostrò. Mi sbattevo ogni giorno in palestra ed era come se non importasse quello che facevo. Sicuramente è stato un punto basso nella mia vita, l’aspetto positivo che ho potuto trarre è stato mio padre. Era lì per me. Mi ha detto che ero un grande giocatore e me lo ha ripetuto tutto il tempo credendo in me quando nemmeno io credevo in me stesso. Coach Byington mi ha guardato negli occhi e mi ha detto “Non puoi giocare a questo livello”, così l’ho trasformato in motivazione. Vorrei potergli dire grazie perché mi ha aiutato a plasmarmi nel giocatore che sono oggi e mi ha reso mentalmente più duro”.

L’anno successivo prende la coraggiosa decisione di fare qualche passo indietro e accettare la proposta del St.Petersburg College, nella quinta divisione del college. Scelta vincente perché Jason ritrova sè stesso e conduce la squadra alla vittoria della Eastern Florida State College risultando MVP a 20,1 punti, 10,9 rimbalzi e 1,4 rimbalzi a partita.

“All’inizio ero scettico, non avevo fiducia nelle mie capacità di giocatore. Mio padre e il mio padrino sono stati quelli che mi hanno aiutato a prendere quella decisione per ‘reiventarmi’. È stata la decisione migliore che avessi potuto prendere – rivela JB – ho finito per ricostruire quella fiducia imparando molto da coach Crumbley, non solo sul basket ma sulla vita. Gli sono grato perché mi ha dato una seconda possibilità senza esitare. Mi ha aiutato a salvare la mia carriera perché ero vicino a cedere e smettere”.

Jason non molla, anzi raddoppia. Le sue prestazioni attraggono nuovamente l’attenzione della Division I e si unisce a Jacksonville State per completare gli ultimi due anni di NCAA. Qui scrive un capitolo fondamentale della propria vita e carriera. Da junior ha una media di 11.2 punti e 6 rimbalzi; da senior sale fino 17 punti, 9.6 rimbalzi e 3 assist a partita.

“La differenza nel mio gioco complessivo da junior a senior era dovuta a due persone. Coach Scho, l’allenatore, mi ha davvero aiutato a trasformare il mio corpo permettendomi di aggiungere 17 chili di muscoli in off-season. Quando torno a casa durante l’estate torno ancora alla JSU per andare ad allenarmi con lui. Un altro motivo era coach Harper. Abbiamo avuto una lunga conversazione e lui fondamentalmente si aspettava molto da me, aveva bisogno che fossi più di un leader. Dovevo diventare più costante, evitando up and down. Ho avuto un incredibile anno da senior stabilendo il record di punti e rimbalzi di una singola stagione. La mia squadra ha anche vinto il maggior numero di partite nella storia della JSU in un solo anno. Quello che ho fatto in due anni alcuni non avrebbero potuto farlo in quattro. Ho lasciato un’eredità che sarà difficile da dimenticare”.

Epica la battaglia contro Ja Morant (ora stella NBA) in un memorabile match da 22 punti e 11 rimbalzi in semifinale del torneo OVC, quando il play ora ai Memphis Grizzlies realizzò il 32° punto della vittoria a pochi secondi dal termine. Terminata l’esperienza collegiale si spalancano le porte dell’Europa, dell’Italia. A Cantù nel suo anno da rookie è una delle migliori rivelazioni del campionato a suon di 11.7 punti, 5.2 rimbalzi, 1.5 assist e 1.1 rubate di media prima dell’interruzione forzata.

“Mi dà ancora fastidio e sono molto arrabbiato per non essere riuscito a finire la stagione, stavamo spingendo per entrare nei playoff e stavo vivendo un buon anno da esordiente. Non riuscire a finirlo ha fatto davvero male, ma alla fine la salute e il benessere degli altri è più importante del basket”

Il Banco di Sardegna Sassari scegli di investire su di lui per il doppio impegno LBA-Champions League. Al primo anno ha una media di 12 punti col 58% da due, il 37% da tre, 6,6 rimbalzi e 3,4 assist rimanendo in campo per ben 31 minuti a gara. Numeri in doppia cifra confermati anche nell’esperienza europea. La scorsa stagione risulta l’MVP della serie playoff vinta contro Brescia, sempre in doppia cifra nelle quattro sfide che conducono la Dinamo in semifinale.

“Nel momento più difficile i miei compagni e lo staff mi hanno aiutato a riprendermi e a ricominciare a fare quello che so fare. È stato importante per farmi trovare pronto per questo finale di stagione. Essendo un ragazzo della Florida ho sempre trovato la pace vicino all’acqua. La Sardegna mi portava la stessa pace, ora arrivo in Puglia non ho dubbi su come mi possa trovare”.

 

Benvenuto a Brindisi Jason, al 100% biancoazzurro!

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