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5 domande a ... Frank Bartley: “Prima vittoria molto importante per Trieste ma abbiamo molto lavoro da fare. Il numero 24? In onore di Kobe”

La guardia statunitense è stata protagonista del nuovo episodio delle 5 domande

5 domande a ... Frank Bartley: “Prima vittoria molto importante per Trieste ma abbiamo molto lavoro da fare. Il numero 24? In onore di Kobe”

Con 21 punti e 7 rimbalzi, Frank Bartley è stato uno degli assoluti protagonisti del successo all’overtime ottenuto domenica contro la Gevi Napoli dalla Pallacanestro Trieste, squadra che, una volta sbloccatasi, proverà subito a togliersi nuove soddisfazioni puntando ancora forte sul contributo del classe 1994 di Baton Rouge. A lui, arrivato in Friuli Venezia-Giulia quest’anno dopo le esperienze fatte nelle scorse stagioni in Europa all’Ironi Ness Ziona, ai Bakken Bears, a Medi Bayreuth e a Valladolid, abbiamo rivolto questa settimana le nostre cinque domande.

Domenica avete ottenuto la prima vittoria in campionato sul campo di Napoli: cosa rappresenta per voi aver superato questo primo scoglio?

Ovviamente conquistare la prima vittoria è stato molto importante per noi. È stata una bella sensazione, ma è solo una vittoria. Ci ha dato fiducia come squadra, ma abbiamo molto lavoro da fare per continuare a progredire.

Che clima si respira in squadra? Con chi hai legato di più?

L'atmosfera è quella di una squadra che sta ancora lavorando assieme duramente cercando di migliorare ogni giorno. All’interno del team ho legato soprattutto con Corey Davis. Veniamo entrambi dalla Louisiana e ci conoscevamo già prima che arrivassi qui perciò è stato più facile entrare in sintonia con lui.

Tuo padre è stato un giocatore di football e anche tu lo hai praticato in passato tant’è che ad un certo punto ti sei trovato a scegliere tra i due: com’è avvenuta la scelta? Cosa ti ha fatto innamorare della pallacanestro? A che giocatori ti ispiri?

Da piccolo amavo giocare a football e ancora adesso mi piace guardarlo. Mi piaceva anche il basket però e crescendo ho sempre seguito le gesta di Kobe Bryant, del giovane LeBron James e Dwayne Wade. Loro mi hanno fatto venire il desiderio di giocare nell'NBA. E questa è stata la mia motivazione e la mia ambizione per tutto il tempo in cui ho giocato a basket. Indosso il numero 24 proprio per Kobe.

Sei sopravvissuto all’uragano Katrina con la tua famiglia: come ha inciso quell’esperienza sul tuo carattere?

Katrina ha cambiato la mia vita molto rapidamente. Ho dovuto maturare molto più velocemente rispetto alla media degli altri ragazzi. Ma credo che mi abbia reso molto forte e tenace già in giovane età. Mi ha reso umile. Mi ha fatto capire che tutto può esserti tolto in un batter d'occhio e che quindi non bisogna dare le cose per scontate. Mi ha dato la sensazione che, se ce l’ho fatta in quella circostanza, posso superare qualsiasi cosa... (e tutti quelli che vengono da New Orleans si sentono così).

Sei alla tua prima esperienza in Italia: che impressione ti sei fatto della città di Trieste? Trieste è considerata la “capitale del caffè”: qual è il tuo rapporto con questa bevanda? Come lo preferisci?

Trieste è bellissima. Non avevo capito che fosse una grande meta turistica con tutte le navi da crociera, quindi è molto bello. Non vado matto per il caffè, ma quando lo prendo preferisco un cappuccino accompagnato da un croissant al cioccolato!

 

Redazione Golden Flamingo

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