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Italia, apri le ali e prova a volare

L’Italia del basket soffia tutta insieme verso le nuvole contenta che l’attesa sia finita. Oggi alle 18, nelle nuova arena Millenium di Vrsac, Vojvodina, si inizia il campionato europeo contro la Germania del bavarese Dirk Nowitzki, l’angelo di Wurzburg che pur avendo trovato la gloria NBA a Dallas, pur costando milioni di assicurazione, non rinuncia mai a vivere l’esperienza con la sua nazionale.

Con i tedeschi il conto è aperto dall’europeo in Svezia del 2003 quando li battemmo 86-84, quando Jack Galanda trovò le catene per fermare questo tedesco di 2 metri e 13 che tira dal paradiso, che negli europei del 2001 in Turchia è stato il capocannoniere del torneo. Lui il sole per Dirk Bauermann che, però, ha scelto una strada diversa rispetto al predecessore chiedendo a Nowitzki di essere uomo della squadra, non l’unico terminale d’attacco per un gruppo che in preparazione ha vinto poco, ma che tiene il veleno nella coda.

Carlo Recalcati conosce la trappola delle troppe certezze e allora chiede a questa Italia, che sembra più consistente rispetto alle olimpiadi di Atene, migliore certo di quella che arrivò terza in Svezia, di essere concreta, ma anche umile.Facile da dire, certo quando hai più talento è complicato trovare equilibrio nella distribuzione dei pani e dei pesci e, soprattutto, avere silenzio intorno:” Voglio essere diffidente- dice micione Charlie- preferisco che ci siano dubbi, mi è andato bene anche il passo indietro fatto con la Francia, ma la crescita del gruppo c’è stata e anche l’ autocritica è arrivata subito. Non siamo più forti di nessuno, ma possiamo lottare con tutti se saremo umili, se penseremo a risolvere i problemi con l’organizzazione del gioco e con la difesa. Questa Italia è diversa da quella che andò in Svezia e anche da quella che ha vinto l’argento olimpico. Tutti noi siamo diversi e non ci servirà a nulla ricordare come eravamo. Io stesso mi sento cambiato, magari più rompiscatole rispetto a ieri, all’altroieri. Ci serve realismo, è un europeo che possono vincere in tanti cominciando dalla Serbia che gioca in casa”.

Saggezza popolare di un allenatore paziente che sa guardare dentro ad un giocatore, tensione normale per chi si rende conto che aver vinto tre scudetti in tre città diverse,aver conquistato medaglie che sembravano impossibili, non conterà tanto se si sbaglierà questo bersaglio, lo ha imparato proprio nei posti dove dopo lo scudetto lo tenevano comunque sulla corda.

Questo è lo sport come lo intendiamo in Italia e anche chi lo dirige parla sempre e soltanto di obiettivo massimo, senza tener conto dei nemici che questa volta sono tanti, soprattutto fuori, ma poi capita di trovarne qualcuno anche in casa. Dino Meneghin che ha visto e vinto tutto crede in questo gruppo, apprezzando l’applicazione in allenamento. Speriamo che abbia ragione, perché anche noi vogliamo essere diffidenti.Il capobranco, è ormai chiaro a tutti, si chiama Gianmarco Pozzecco, lui l’uomo delle accelerazioni e delle risalite. Forse sarebbe logico farlo partire in quintetto al posto di Bulleri, ma se dobbiamo pensare prima alla difesa allora avanti col Bullo nuovo pilota di Milano e meno che non giochi subito l’azzardo della coppia Calabria-Basile insieme a Galanda, Marconato o Chiacig con Soragna in ala. Palloncini da riempire sbuffando nell’attesa, ricordando che trent’anni fa,nell’europeo che giocammo a Spalato e poi a Belgrado, vinto dalla Jugoslavia unita, c’era la stessa atmosfera e alla fine arrivò una medaglia di bronzo che fece fare la pace a tutti in una casa Italia dove per giorni avevamo litigato.

Oscar Eleni


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