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Pillastrini: primo, crederci

La ricetta del nuovo coach chiamato a risollevare la Snaidero

Se le buone intenzioni proposte ieri durante la conferenza stampa di presentazione sono proporzionali alla sua mole, allora Stefano Pillastrini è davvero l’uomo adatto alla Snaidero per uscire dalla crisi tecnica che ha colpito gli arancione schiacciandoli in coda alla classifica. L’imponente tecnico di Cervia ha iniziato la sua nuova avventura a Udine carico di forti motivazioni. Proprio ciò che serve per risollevare la squadra e ricreare attorno agli arancione quel clima di positività cancellato dagli ultimi risultati che hanno portato al licenziamento di Fabrizio Frates. Stefano Pillastrini è stato presentato ieri alla stampa, là di Moret, presenti i due vicepresidenti della Snaidero basket, Alessandro Zakelj e Gabriele Drigo, il gm arancione Mario Blasone e il dg Fausto Barburini. Assente per impegni di lavoro il presidente Edi, è toccato a Zakelj fare gli onori di casa: «Coach Pillastrini – ha spiegato il numero due di Maiano – è una nostra prima scelta. Nel momento in cui abbiamo deciso di cambiare guida, abbiamo subito pensato a lui. Siamo contenti perchè abbiamo trovato dei punti in comune, idee convergenti da sviluppare per far crescere il nostro progetto. Abbiamo firmato un contratto valido per quest’anno e per la prossima stagione: come società abbiamo dimostrato più volte la volontà di supportare i nostri tecnici e anche con Pillastrini abbiamo impostato un programma che duri nel tempo. Di lui abbiamo un buon ricordo sin dai tempi in cui ci incontrammo ai play-off di due anni fa, lui alla guida della miliardaria Scavolini e noi matricole in serie A: furono cinque partite esaltanti».
Coach Pilla, seduto lì a fianco, se la ride pensando a quelle gare, ma si fa subito serio per spiegare il suo piano per rianimare gli arancione. «Udine è una città con grande tradizione cestistica e la Snaidero è una società solida, con una proprietà ambiziosa, con propositi di stabilizzarsi ai vertici della pallacanestro italiana. Già essere arrivati in serie A è un ottimo risultato, ma questo deve essere inteso come un nuovo punto di partenza per puntare più in alto. L’ultimo posto in classifica non mi preoccupa: anzi, è uno stimolo ulteriore».
Obiettivi?
«Nell’immediato puntiamo a vincere per mettere almeno una squadra sotto di noi. Poi, ragionando sul lungo periodo, l’intenzione è quella di avviare un progetto di sviluppo tecnico. Parto con l’idea di restare in Friuli per 10 anni, ma non solo perché obbligato da un contratto: fosse così sarei rimasto a Pesaro, dove invece non avevo più identità d’intenti sui programmi con la società che comunque voleva tenermi».
Ha già un’idea su quali giocatori puntare?
«Prima di comunicare le mie decisioni alla società, voglio farmi delle idee precise parlando con collaboratori (confermati i due vice Bettarini e Milani, ndr) e giocatori per capirne le motivazioni».
Praticamente, come opererà?
«La prima cosa da fare è dare alla squadra un’identità. Non voglio azzerare quanto è stato fatto perchè è impossibile cambiare la testa dei giocatori, ma di certo li posso mettere di fronte alle loro responsabilità, dando a tutti la possibilità di far vedere il loro potenziale. Individuerò un leader e farò capire a ognuno il proprio ruolo. Se poi, qualcuno non vorrà seguire i miei programmi, troverà una soluzione con la società, anche se penso che nessuno si tirerà indietro».
Francesco Tonizzo
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