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Van Rossom, la Scavo c’è

Nuova virata, Milano potrebbe prestarlo un anno a Pesaro

L’intricato giallo Van Rossom è in dirittura d’arrivo e la soluzione ora sembra colorarsi di rosa per la Scavo-Spar, con un colpo di scena capace di sbloccare l’impasse (un prestito da Milano) e che peraltro avevamo ipotizzato già nei giorni scorsi, quando la previsione più accreditata era quella di un acquisto da parte dell’Olimpia che l’avrebbe girato alla Premiata. Ma se la presenza di Lucio Zanca al timone della corazzata milanese autorizza a pensare ad un rapporto privilegiato con la Sutor, che dire allora dei legami che intercorrono tra il pesarese Zanca e la Vuelle, per non citare neppure la famiglia Scavolini di cui fa parte?
Certo qui si tratta di affari e non di sentimenti, ma anche da quel lato la società presieduta da Vellucci può dire autorevolmente la sua: intanto è stata la prima a puntare decisa su Van Rossom, ed in alcuni ambienti manageriali (non tutti per la verità) certi diritti di precedenza vengono sportivamente rispettati; in più Pesaro non ha mai mollato sul suo oggetto del desiderio nel ruolo di (cambio del) play: prova ne sia che quando nei giorni scorsi la “preda” sembrava dileguarsi all’orizzonte, “impallinata” da cacciatori meglio “armati”, nessun dirigente o tecnico in casa biancorossa si era rassegnato a snocciolare target alternativi, segno di quanto serrata era stata e continuava ad essere la corte al giovane fiammingo. E ieri nel quartier generale pesarese regnava un alone di ottimismo, impensabile fino alla sera prima. Bocche rigorosamente cucite e telefonini staccati, ma da ambienti milanesi legati all’Armani Jeans trapelano conferme piuttosto chiare: le “scarpette rosse” sono già di fatto ai piedi del belga, ma sarebbe la Scavo-Spar a mettergli addosso la sua prima casacca italiana; dopotutto sempre di biancorosso si tratta. Una qualche controprova è data dal fatto che a Montegranaro del golden boy di Ostenda non si parla più, ed il mercato della Premiata, dopo il ritorno di Garris, vira verso altri obiettivi.
Quanto al pivot, restano ottime le quotazioni di D’Or Fischer, ed anche le sue credenziali: il 27enne americano proveniente anche lui dal campionato belga, contro la squadra di Van Rossom sul parquet di Ostenda mise insieme la bellezza di 17 punti, 16 rimbalzi e 6 stoppate. Quella delle stoppate una sua specialità: al college stabilì il record della singola partita (13!) e dell’intera stagione (124), tra alti e bassi tipici di un “late bloomer”, cioè di un ragazzo cioè arrivato tardi al basket: «Infatti è il modo migliore di descriverne il gioco – scrive Pierluigi Iliceto su BasketGround – a volte scintillante nelle sue esplosioni di energia, altre volte preoccupante per certi passaggi a vuoto (una rotazione difensiva sbagliata, un mancato tagliafuori) che inducono l’osservatore a chiedersi perplesso se il ragazzo abbia cominciato a giocare solo la settimana prima. Fisico ineccepibile, braccia lunghe ed autentiche molle al posto dei talloni che gli consentono poderose schiacciate, piedi veloci per difendere anche sulle ali avversarie, mani educatissime e predisposizione a giocare di squadra: uno di quei giocatori che sono il sogno di ogni “fantabaskettaro”, per l’abilità di riempire completamente il foglio delle statistiche».
GIANCARLO IACCHINI
Fonte: Il Messaggero
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