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Bianchini e il «suo» derby

«Milano sogna da grande? Allora deve battere Cantù»

È sempre stata una partita affascinante, un derby lombardo di antiche risonanze, tra Milano e Cantù, anche quando, nel recente passato, le due squadre sembravano a turno illanguidire nel tramonto, con il rischio di scomparire dall’orizzonte del basket. Figuriamoci adesso che Pippo ed Oregon sono risorte, ritrovando orgoglio e risultati. Quella che va in scena oggi al PalaMazda alle ore 17 è la 124° puntata di una storia infinita (71 vittorie milanesi e 52 canturine) iniziata il 14 novembre del 1954 (Borletti-Milenka 80-52). Che storia, quanta storia... Milano conduce l’estenuante derby 9995-9578, sempre sfide accese. Il passivo più pesante subito dall’Olimpia al Palalido è stato di 11 punti, Billy-Gabetti 71-82, il 21 ottobre del 1979: era la prima volta che Valerio Bianchini incontrava Dan Peterson. Nel triennio successivo Valerio il canturino e il piccolo-grande Dan di Milano si sarebbero scontrati 14 volte, dividendosi equamente i successi, 7 a testa. Il loro dualismo dialettico alimentò il boom del basket nei primi anni Ottanta. Ora che è stato chiamato all’ingrato compito di rianimare la sponda bolognese di una Virtus dolente, Bianchini ricorda volentieri quegli anni ruggenti: «Tra Milano e Cantù è sempre stata, prima di tutto, una sfida ‘‘ideologica’’, uno scontro di identità: Peterson con la ‘‘Banda Bassotti’’ aveva dato al suo Billy un’identità ribelle, mentre noi canturini eravamo i ‘‘pretoni’’, i bravi ragazzi, con Lello Morbelli che metteva un libro sotto i gomiti dei giocatori perché imparassero a non alzarli mentre mangiavano».
Milano contro Cantù è sempre stato l’orgoglio della provincia che sfidava la metropoli? «Eravamo circondati, tutta la bassa Brianza era parrocchia milanese, terre di tifo Olimpia, che ramificava il suo potere fino ai confini dei primi boschi canturini, dove c’era la nostra riserva indiana... Una vera sfida di identità. Che oggi ritorna ad essere attuale, anche se l’identità dell’Oregon è data da giocatori americani. Non è un miracolo, significa che le radici della pallacanestro a Cantù sono fortissime, e di questa bellissima squadra il giovane ed eroico condottiero, Pino Sacripanti, è pur sempre un canturino... Nel basket il campanile di piazza Garibaldi a Cantù vale la Piazza del campo a Siena. Ed il risveglio di Milano deve passare proprio dal confronto con Cantù: se la Pippo vuole tornare grande deve prima far abbassare le armi al suo nemico storico».
Werther Pedrazzi
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