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I commenti dagli spogliatoi bolognesi

Madrigali: "Il termine per la vendita scade. Poi penseremo alla nuova Virtus"

Il festival di Messina lo celebrano vincendo gli omini, pardon omoni, verdi, in campo. Nonché, a sorpresa, i fischietti bianconeri. Perché sul 45-54, nel terzo quarto, EttoRex, ieri al suo secondo ritorno qui, si alza e protesta per i rumori del pubblico. Si tratta di fischietti, appunto, il cui uso esagerato, lamenta lui, confonderebbe i suoi, che sono poi gli altri, adesso: Messina si alza, protesta col tavolo, e arrivano, ebbene sì, i fischi, veri e tutti per lui, del pezzetto di curva virtussina che c´è. Ma non solo. Perché poi, come posseduti dalla Fossa, ecco partire il coro: «Dai Messina piangi un po´». Loro, i bianconeri, la cantano proprio al loro ex. Chi ha montato la pellicola al contrario, accidenti? E cosa si stanno perdendo i tifosi dell´Aquila?
D´altra parte gli amori, quando si gioca contro, s´accantonano. Anche se un anno fa si scendeva in campo per lui, Messina, esonerato da Madrigali. Stasera non è più quella sera. E dopo aver visto crollare ben altri muri in questa città, pure questo poster, per qualche minuto, s´incrina. Ciao Ettore, nemmeno questa può essere Itaca per sempre, volendo essere patetici. Più realisticamente, ecco la risposta finale nel dopo partita, data da Messina: «La mozione degli affetti s´era esaurita nel primo ritorno, qualche mese fa, e oggi era un tema ampiamente superato. Poi è logico che, quando mi sono alzato, io facessi il mio lavoro, da allenatore Benetton, e i tifosi il loro, cantando. Ognuno ha fatto il suo mestiere, non il commissario di campo, che doveva pensarci lui. Ma stava fermo, e così è toccato a me alzarmi quattro volte e passare per rompicoglioni. Non ci tengo, di solito, e qui ci tenevo ancora meno. Così, alla fine, gliel´ho detto».
E così il festival di Messina è continuato, in campo, ma solo grazie alla sua nuova squadra. Che lo ripaga di una vittoria inevitabile, eppure sofferta, sudata. Cui ha dovuto partecipare anche lui, beccandosi, appunto i cori. Prima c´è la cronaca del prima. Già, perché la vecchia sposa di dieci anni di gloria, l´aveva accolto spoglia e modesta, come le capita in questi tempi magri. Ettore entra e si accomoda nell´altra panchina. A guardarlo, piangendo e rimpiangendo, non c´è l´esercito dei suoi tifosi. Anzi. Se è possibile, contro la Benetton c´è ancora meno gente che col Maccabi. 800 anime, magari 1000, comunque larghissime nell´immenso PalaMalaguti che appena un anno fa era ancora Casa Messina. Che solo 4 mesi fa, per il suo primo ritorno in campionato, offriva un quasi pienone, per la sfida, allora persa, con Tanjevic. Invece. «Stasera è tutto esaurito, tutto esaurito», cantano beffardi i 30 arrivati da Treviso per gli omoni verdi. Di solito erano loro quelli poco caldi: adesso hanno portato tamburi, una bandiera arcobaleno, e un´irrisione, «Madrigali olè».
Quel che resta del pubblico bianconero un po´ subisce, un po´ reagisce e un po´ si dedica a Messina. Mostrando però qualche cedimento, che poi si capirà meglio nel terzo quarto, su quelle proteste già raccontate. Vero, un coretto parte ancora: «Ettore Messina, oh, oh, oho´», sull´aria di Vamos alla playa. Ma di quella spiaggia dorata non c´è più traccia indiscussa e perenne se, blasfemo, si può sentire pure qualche isolato ma udibile fischio. C´è anche Madrigali, nella sua solita poltroncina rossa, con al fianco un tecnico tutto per sé. Charlie Recalcati, nella fattispecie. Venuto qui a godersi gli italiani in gara, anche Brkic, spiega. Poi c´è Sugar, cioè Richardson, presente e, giustamente, presentato. Un saluto, di zucchero, per la rimpatriata.
Alla fine, Madrigali commenterà: «Una partita divertente stasera, la gente ha visto la sua squadra battersi. Sulla società, al solito, nessuna novità. Ve le racconterò io, quando ci saranno». A fianco, nell´intervallo da parterre, l´aveva sfiorato di schiena Castronovi. Quel che poteva essere e non è stato, evidentemente. Tanto che a metà serata, ai microfoni di Tele+, il presidente aveva detto: «A metà mese scadrà il mandato alla merchant bank e, se non venderemo, inizieremo a costruire la nuova Virtus». E Bianchini? «Mi prendo la responsabilità di questa stupida partita, sostanzialmente non giocata, tranne che da qualcuno». Chiaro, no?
Valentina De Salvo
Fonte: La Repubblica
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