Intervista

Smith: 'Io, un capofamiglia per la cenerentola dei play off'

Smith: 'Io, un capofamiglia per la cenerentola dei play off'
La storia della sua squadra, l'Angelico Biella, ha riempito nelle scorse settimane le pagine di tutti i giornali. La Cenerentola che irrompe al gran ballo dei playoff, Davide che sfida il gigante Golia. Joseph Troy Smith, 31 anni, è uno dei maggiori artefici del miracolo-Biella. Quello che, per ruolo e per carisma, prende in mano la situazione, in campo come negli spogliatoi. Senza bisogno di gesti eclatanti e di alzare la voce. È il leader generoso e silenzioso della squadra, in una parola il capitano.

Venerdì sera avete tenuto testa all'Armani Jeans fino all'ultimo. Poi avete perso di appena 2 punti. "Amarezza? Avevamo la partita in mano, peccato. Ma credo che Biella abbia dimostrato a tutti che non è un caso se è arrivata fino alla semifinale. Siamo qui e abbiamo ancora fame, non è finita".

Qual è il segreto di Biella?
"Qui un giocatore deve veramente pensare solo a giocare. La società è molto professionale, attenta ai dettagli. In più guardano alla sostanza delle cose, non ai nomi o all'apparenza. E poi abbiamo dei tifosi veramente incredibili. Anche a Roma per gara-5 erano più di 200. Anche se ora potrebbero "accontentarsi" di questa semifinale e festeggiare comunque io voglio dire che dobbiamo crederci sino in fondo. Perché un'opportunità come questa chissà quando ricapita".

Una provinciale come Biella è la rivelazione della serie A e il suo capitano è un ragazzo americano. Strano, no?
" Sì. Quando sono arrivato a Montecatini, 5 anni fa, ho provato da subito a "fare l'italiano". Mi sono sforzato di imparare la lingua (Joe parla un italiano davvero ottimo), le abitudini di vita, di conoscere la vostra cucina. Così inserirsi è stato più facile e, adesso, essere il capitano della squadra è una soddisfazione enorme. Anche perché siamo una delle squadre più giovani del campionato, e i ragazzi hanno bisogno di tante indicazioni".

D'altronde sei abituato da anni ad essere un leader. La famiglia Smith è molto numerosa e ha sempre visto in te una figura di riferimento.
"Si, siamo tanti. Ho due fratelli e due sorelle, tutti più piccoli, più mamma e papà. Sono il figlio maggiore, è normale che abbiano guardato a me come a un esempio. Non solo per il basket".

Più difficile essere il faro in campo o in famiglia?
"Forse essere il capitano della squadra. Ormai in casa i miei fratelli sono abituati all'idea che io sia quello che dà consigli e dritte, invece a Biella anche quest'anno sono arrivati molti giocatori nuovi. Non è semplice far riconoscere la propria autorità".

Ovviamente disputando una stagione così brillante siete finiti sotto gli occhi di tutti. Dovesse arrivare una chiamata da una "grande", saresti tentato?
"Certo, tutti giocano per migliorare e raggiungere dei nuovi traguardi. Io a Biella sto benissimo, ma ad esempio mi piacerebbe giocare di nuovo in Europa (lo ha fatto con lo Zenit San Pietroburgo, nella passata stagione, quando è stato anche Mvp dell'All star game Fiba). Per un giocatore è normale pensarci ed essere orgoglioso se qualcuno si interessa".

C'è una curiosità che ti riguarda molto particolare
"E una data che tutti ricordano: l'11 settembre 2001. È il momento che forse ha cambiato la mia carriera. Ero pronto per partire alla volta della Lettonia, avevo le valigie in mano. Poi è arrivata mia madre e mi ha detto quello che era successo. Sono rimasto bloccato negli Usa per quasi un mese. E quando sono arrivato finalmente in Lettonia il Ventspils aveva comprato un altro giocatore e l'esperienza anziché durare tutta la stagione è finita in pochi mesi. E sono tornato a casa".

E lì attesa di una nuova chiamata hai scoperto un'altra passione.
"Sì, i basket camp estivi. In fondo avevo già insegnato ai miei fratelli ad amare il basket, ho pensato che potevo farlo per tutti. Il primo camp aveva 15 iscritti, l'anno scorso siamo arrivati a quota 150. E ora tutta la famiglia è impegnata in questa attività. Prima o poi forse lo farò anche in Italia, me lo hanno chiesto tante di quelle volte. Non è nemmeno detto che aspetti di ritirarmi per aprirne uno".

Ma per ritirarsi e per insegnare la pallacanestro ai ragazzini c'è tempo. Ora è il momento di tornare in palestra e di lavorare duramente perché Cenerentola sia sempre la più bella del ballo e perché Golia continui a temere i sassi scagliati dal piccolo Davide.
Fabio Pisanu

Fonte: La Repubblica
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