Intervista

Sacchetti: 'Cambiamo per vincere ancora'

 Sacchetti: 'Cambiamo per vincere ancora'

A meno di due mesi da quella incredibile gara 7 a Reggio Emilia che ha assegnato il tricolore più sorprendente degli ultimi anni, la Sassari campione d'Italia è tornata al lavoro. Della squadra che nella passata stagione è stata capace di fare piazza pulita di tutti i trofei sono rimasti in quattro, al comando - per la settima stagione consecutiva - Meo Sacchetti. Dica la verità, non le scoccia dover rivoluzionare ogni anno la squadra? "Certo che mi scoccia, ma non siamo il Real o il CSKA. I migliori vorrei sempre tenerli, ma non bastano le intenzioni. Prendete Lawal, è arrivato tra lo scetticismo generale, non erano pochi quelli che storcevano il naso. Invece è stato decisivo e si è meritato le attenzioni dei grandissimi club. Lo ha preso il Barcellona, impossibile pensare di tenerlo con noi. Altri invece li abbiamo cambiati per scelta nostra". Almeno è riuscito a tenersi Logan. Non male. "David è stato l'equilibratore del gruppo, un giocatore capace di restare sempre in partita anche quando non metteva dentro un canestro. Un professionista serio, che non lascia trasparire emozioni. Averlo ancora con noi sarà molto importante". Che Sassari avete costruito? "Una squadra più fisica nelle posizioni di ala e pivot, con meno dinamismo dietro dove abbiamo scelto una strada diversa dal passato. Dyson e Sosa ci davano atletismo, estemporaneità, con Haynes e Stipcevic abbiamo maggiore lettura e possibilità di coinvolgere i lunghi". Parliamo dei volti nuovi. "Eyenga è un'ala di grande atletismo, a Varese ha fatto vedere ottime cose e pensiamo possa inserirsi bene nel nostro sistema. Haynes e Stipcevic sono giocatori che conoscono il campionato italiano con una grande esperienza. Petway arriva da un club come l'Olympiacos, sa come si vince, in Grecia giocava in un sistema dove Spanoulis creava per gli altri, qui avrà più minuti, un ruolo più centrale. Non è il giocatore da 30 punti a partita ma può essere un protagonista". Con Varnado sperate di ripetere l'operazione Lawal? "Avevamo provato a prenderlo già in passato, è un saltatore, dinamico, cresciuto molto in questi anni, ha una buona esperienza. Avrà il compito di far dimenticare Lawal, si somigliano, può farcela. Come Joe Alexander, altro giocatore importante, dalla doppia dimensione potendo giocare da 4 e 5". La pattuglia italiana ha perso Vanuzzo ma ha aggiunto Marconato. "E D'Ercole, che ho avuto per un po' a Udine, un professionista serio, un ottimo difensore e tiratore che potrà farci una grande mano. Su Vanuzzo ero convinto che chiudesse la carriera a Sassari, aveva ancora voglia di giocare e qui sapeva che sarebbe stato difficile trovare spazio. Gli faccio gli auguri. Quello che ci ha entusiasmato di Denis è la sua voglia di giocare l'Eurolega pur sapendo dello spazio ridotto e di un tipo di gioco diverso. Lo scorso anno abbiamo patito i centri grossi, uno come lui non l'ho mai avuto in una mia squadra ma la sua esperienza può tornarci molto utile. E poi ha vinto tanto, ha il vissuto di spogliatoi importanti". Al netto delle difficoltà di un girone durissimo cosa si aspetta in Eurolega? "Un passo avanti. Lo scorso anno abbiamo assaggiato cosa significa toccare il livello più alto, abbiamo sbattuto contro dei muri, qualche volta ce la siamo giocata ma non eravamo pronti. Quest'anno abbiamo più esperienza e giocatori che l'Eurolega la conoscono bene". In campionato invece? "Credo che le quattro semifinaliste degli ultimi play off abbiano ancora qualcosa in più, poi come al solito ci saranno squadre che pur partendo a fari spenti faranno bene. Venezia ha cambiato pochissimo e con un play vero come Green crescerà, Reggio ha perso Cinciarini ma ha preso Aradori e poi c'è Milano che ha cambiato tanto, forse sarà meno bella ma credo più concreta, con un allenatore come Repesa che conosce il fatto suo". Alla settima stagione a Sassari quanto c'è di sardo in Sacchetti? "Molto. È bello sapere di aver costruito in questi anni qualcosa che da Sassari ha abbracciato ormai tutta la Sardegna. Quello sardo è un popolo orgoglioso, attaccato come pochi alla sua terra, sapere di contribuire a far felice questa gente mi rende felice".


Nicola Apicella

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