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La scheda – Stanley Okoye, il nuovo motore ruggente della Givova Scafati

L'ala di origine nigeriana ha ritrovato l'Italia e coach Attilio Caja

La scheda – Stanley Okoye, il nuovo motore ruggente della Givova Scafati

Alcuni racconti popolari vogliono che sia la cicogna a portare i bambini in fasce, altri che la creatura sia protetta sotto le foglie del cavolo. Stanley Onyekachukwu Okoye nasce sotto l'ombra di una quercia, un albero facente parti delle speci chiave ovvero quelle sproporzionate rispetto all'ambiente circostante. Tuttavia anche questo riferimento è solo simbolico, perché 'la città delle querce' è Raleigh – capitale della Carolina del Nord – città natale del classe 1991, il quale proprio come questa pianta ha dimensioni differenti rispetto ai ragazzi della sua età. L'amore per la pallacanestro è tale fin dalla tenera età, ma non c'è un posto dove lui possa mostrare il suo talento così deve accontentarsi di qualche tiro nei vari campetti limitrofi; successivamente, compiuti i quattordici anni, Stan si iscrive alla scuola pubblica superiore di Knightdale dove finalmente ha l'occasione di allenarsi in una palestra e iniziare a giocare con continuità. Nel corso della sua carriera Okoye ha attraversato numerosi stati del mondo, eppure l'Italia è una tappa ricorrente e da nord a sud il suo nome rimane sulla bocca di tutti. C'è una figura in particolare apparentemente stregata dal talento sul parquet di questo ragazzo: il suo nome è Attilio Caja, oggi capo allenatore della Givova Scafati e che cinque anni fa imparò a conoscerlo in quel di Varese; la fedeltà dell'attuale numero 5 gialloblu al coach che lo ha lanciato tra i professionisti nel nostro paese è differente da qualsiasi altra. Stanley Okoye ripaga sempre chi mostra fiducia in lui e da quanto si trova in territorio campano l'ala nativa di Raleigh ha portato tre vittorie in quattro partite, l'ultima proprio quella nel derby contro Napoli (96-61) in cui ha messo a referto 21 punti, 9 rimbalzi e 28 di valutazione.

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La carriera da cestista di Stan si sviluppa tra il 2005 e il 2009 alla Knightdale, dove nei quattro anni registra il record scolastico per punti segnati totali (più di 1300, con un career-high di 42 punti) e rimbalzi catturati complessivi (più di 550); con lui in squadra la scuola vince 73 partite vivendo uno dei periodi più floridi dalla sua fondazione. Nonostante le abilità del classe 1991, alla sua porta si presentano ben poche possibilità di approdare al college: la prima è rappresentata da Campbell University, modesta università della Carolina del Nord; la seconda è VMI, il Virginia Military Institute di Lexington. Successivamente il primo ateneo ritira la sua offerta di borsa di studio, così ad Okoye non rimane che optare per l'ateneo militare e giocare con i Keydets non è fin da subito la fortuna che ci si potesse attendere. L'inizio infatti è da dimenticare: la pressione psicologica degli studenti più grandi nei confronti delle matricole è talmente pesante che Stanley Okoye pensa addirittura di mollare, perché il suo desiderio è solamente quello di studiare e giocare a basket senza dover rimanere costantemente schiacciato dai giudizi altrui; tuttavia trova nel supporto dei propri compagni di squadra la via per andare avanti lasciandosi alle spalle i problemi, lui stesso dirà che se ce l'avevano fatta i suoi amici avrebbe potuto sopportare e andare avanti senza rinunciare al suo sogno. Le sue stagioni al Virginia Military Institute sono una più prolifica dell'altra: da freshman con 14.2 punti, 6.6 rimbalzi e 1.5 stoppate si classifica tra le migliori matricole della Big South Conference; da sophomore migliora alla voce punti (16.9), rimbalzi (8.0), assist (da 0.5 a 1.7) e nelle palle rubate (da 0.8 a 1.1) passando dalle 10 partite su 29 nello starting five alle 30 da titolare su 31 giocate. Se il suo junior year appartiene già ad un livello alto, è durante il suo ultimo anno che dimostra al cento per cento il tipo di giocatore che sta per approdare tra i professionisti: 21.5 punti, 9.3 rimbalzi, 2.6 assist, 1.5 recuperi e una percentuale nel tiro da tre punti sempre più convincente con il 36.6% delle sue conclusioni a segno (con 5.2 tentativi a partita, di gran lunga migliore rispetto al 26.6% della passata stagione). La NBA non lo nota, ma c'è il vecchio continente ad attenderlo a braccia aperte, sebbene il suo nome sia ancora sconosciuto.

L'Europa però prima lo seduce e poi lo abbandona, così si possono riassumere i primi mesi tra Grecia ed Israele dove non trova fortuna; successivamente approda in Australia giocando per i Perth Redbacks e qui la musica cambia, anzi qui domina senza troppi problemi e al termine della stagione si ritrova ad aver giocato tutte e 30 le partite registrando 28 punti, 11.2 rimbalzi, 1.8 assist, 1.8 recuperi e 1 stoppata a partita. Il suo strapotere fisico e la sua esplosività conquistando il nostro paese e nonostante la prima parentesi a Varese abbia più bassi che alti, in Italia trova la dimensione perfetta per la sua pallacanestro. Nella stagione 2015/2016 divide i suoi talenti tra Matera e Trapani mostrando grandi doti sui due lati del campo, così in estate convince Udine – altra squadra militante nella serie cadetta – a firmarlo per la stagione successiva; con i friulani gioca 30.7 minuti di media e mette a tabellino 17.5 punti a partita, a cui aggiunge senza troppi problemi 8.1 rimbalzi e 1.8 recuperi mantenendo alta la sua fama sia di rim protector sia di ruba palloni. Questa sua etica del lavoro convince coach Attilio Caja a riportarlo a Varese e lui non delude assolutamente le aspettative del suo capo allenatore: nelle 33 partite giocate parte sempre titolare, rimane sul parquet per 31.8 minuti segnando 15.1 punti e raccogliendo 7.5 rimbalzi; la massima serie è diversa rispetto a quella cadetta, ma per Okoye non sembra esserci grande differenza portando a compimento ogni richiesta del suo coach. Dopo l'esperienza in Italia, per il nativo di Raleigh si aprono le porte della Liga ACB per quattro stagioni (gioca con Saragozza, Gran Canaria e ancora Saragozza), poi firma con Strasburgo nel luglio del 2022 prima di approdare – nel dicembre dello stesso anno – proprio in quel di Scafati.

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Stanley Okoye non è solo un giocatore perfetto per la Givova Scafati a causa del suo passato al fianco di Attilio Caja, ma perché sta dimostrando di essere effettivamente la pedina che mancava alla squadra per rendere al meglio. Il numero 5 gialloblu è un'ala non troppo dotata di centimetri (“solo” 198 centimetri) capace però di sfruttare i suoi mezzi atletici come pochi altri sanno fare nel nostro campionato: il timing è una delle caratteristiche più apprezzabili del suo bagaglio tecnico, poiché in difesa gli è utile per stoppare o per raccogliere un rimbalzo utile a far ripartire la transizione della sua squadra; in fase offensiva lo sfrutta per regalare seconde chance ai compagni o per chiudere lui stesso con un tap-in un tiro sbagliato. In attacco sa praticamente fare di tutto grazie alla sua precisione con i jumper dalla media distanza, ma anche con la sua efficienza nelle conclusioni da oltre l'arco (sta tirando con il 50% prendendosi in media 6 tiri a partita dai 6.75 metri). Non ha le capacità per giocare da primary handler ed infatti quando viene costretto a guidare il possesso, la pressione del difensore può farlo incappare in qualche palla persa di troppo; tuttavia, sebbene non sia un passatore di professione ha buona visione di gioco che gli torna utile proprio in occasione dei raddoppi di marcatura o quando la difesa avversaria collassa nel pitturato per vietargli un facile appoggio al ferro, qui lui inquadra l'angolo migliore per servire il compagno ben appostato armandogli la mano. Abbiamo già parlato della sua rim protection che di fianco ad un altro signore del ferro quale è Kruize Pinkins risulta più efficace: entrambi sono complicati da spostare fisicamente grazie al sapiente utilizzo del loro baricentro, per questo i loro box out stanno giovando non poco alla Givova Scafati; infine il capitolo legato ai recuperi, dove Okoye non è più così lesto come lo era al college o agli inizi della sua carriera, ma ancora oggi i suoi flash gli permettono di capire anzitempo determinate linee di passaggio che interrompono il flusso di gioco degli avversari.

 

Redazione: Overtime - Storie a Spicchi

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